Angolo di Margherita Ferrari, giovane berica scarsamente nota per il libro "Guide Pratiche per Adolescenti Introversi" e il defunto blog Underbreath.

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-25/05 Low @ New Age
-28/05 Slint @ Estragon
-30/05 Shellac of North America @ Interzona
-22/06: Verdena @ Sherwood Festival (PD)
-30/06: Marlene Kuntz @ San Donà di Piave (VE)
-01/07: Echo & the Bunnymen + Kaiser Chiefs @ Pordenone
-03/07: Owen + The City on Film @ Sartea (due minuti a piedi da casa mia)
-06/07: Sonic Youth @ Ferrara sotto le Stelle
-14/07: Mudhoney @ Velvet, Rimini
-20/07: Tre Allegri Ragazzi Morti @ Sherwood Festival (PD)
-26/07: Comaneci @ Pera Rock (VI)
-24/08-26/08: Rock en Seine











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15:55 - 2007-06-23
Verdena @ Sherwood Festival (PD)

Credo di far parte di un incubo
ora io so
E' li che io sto
gonfio di lividi
come in un film.

Il Caos Strisciante

Amo parlare dei Verdena perchè sono una di quelle persone maniache che aspettano l'uscita degli EP più o meno come lo stipendio o la venuta del vero amore.
Mi ossessionano, eppure faccio di tutto per non mostrarlo. Tento di pormi al di sopra delle bimbe isteriche che bramano le nudità di Alberto e vanno ai loro concerti solo per sentire Viba.
Mi dolgo per i Verdena, per l'idiozia italica da cui siamo tutti circondati.
A tratti li detesto, ma è questione di pochi minuti.

Per la terza volta ci recammo a rendere grazie per Requiem, disco che, nonostante l'assoluta mancanza di soldi, posseggo sia su cd sia su vinile, e che ho amato in modo lacrimoso e bastardo, come Miami Safari EP o i miei vecchi anfibi.
Eravamo Baldra, Pacci ed io (=Luca, Luca ed io).
L'evento si consumò nei pressi nel triste e macilento Stadio Euganeo.
Ne osservai le pareti cementicee; Baldra narrò di quando il Padova era in serie A. C'erano amici di Myspace che in realtà non conosco.

Il gruppo spalla era rappresentato dalle vivide carni sì tanto bramate dal pubblico boaro dei Love in Elevator, band che per altro già vidi non molto tempo fa all'Interzona di Verona, quando andammo a baciare i piedi degli Shellac of North America di Steve Albini.
Le tette delle due giovani donne appartenenti a tale formazione furono idolatrate più che mai, un po' come accade in genere ai concerti dei Verdena, quando gli uomini nerboruti e puzzolenti gridano frasi amorose a Roberta, comunemente detta Robbi, o donna dai capelli rosa.
Furono momenti tristissimi, in cui realizzammo che le Cicce in Elevator, a cui per altro va tutta la mia simpatia e mille apprezzamenti, ci stavano proponendo un'esibizione dalle sonorità verdeniche, mentre quando avevano aperto per gli Shellac erano state molto molto shellachiane.

Il pubblico che accolse i nostri anti-eroi dalla e aperta era prevalentemente composto da idioti. Questo perché l'entrata costava solo un euro. E' bene diffidare da questo genere di gigs (come dice Paola Maugeri o più in generale gli anglosassoni).
C'erano i boari delle remote campagne, i metallari con gli anfibi chiodati, le ciccettine in infradito che conoscevano solo il primo album (quello nirvanico) e i singoli de Il Suicidio del Samurai, un tipo con la maglietta dei Persiana Jones e roba simile.
Quasi impazzii nel ricordare la tristissima gig verdenica al New Age, durante la quale però si conobbe un adoratore dei Motorpsycho, con cui ci amammo incondizionatamente per le nostre magliette di band che i bimbi ignorano, ma che per voi sono la Bibbia (soprattutto l'Antico Testamento).
I Verdena giunsero sul palco fumando un torcio, cosa che diede grande gioia ai boari e alle ciccettine amanti del pericolo. Dopo circa cinque minuti esplose un immotivato pogo dall'inaudita violenza, scaturito dalle mani immonde dei grezzi uomini di campagna. Fui di nuovo sul punto di impazzire. Mi limitai a urlare una serie di insulti che uscirono dalla mia bocca in forma acuta e fastidiosa. Tutto ciò fu assolutamente inutile, poiché il pogo cattivo e malato proseguì fino alla fine del concerto*.
L'amplificazione faceva schifo. E per schifo intendo dire che me ne sarei andata se solo non amassi i Verdena quanto i miei anfibi, la mia macchina, Let it Bleed e il recioto novello.
Alberto, da buon perfezionista isterico, diede avvisaglie di detonazione, deliziando le bimbe con faccettine da teatrante e cattiveria verbale come quella che potete udire in apertura del brano Il Tramonto degli Stupidi (presente solo sul vinile di Solo un Grande Sasso).
I boari urlavano cagate prive di senso coprendo le digressioni strumentali, come quella di Sotto Prescrizione del Dott.Huxley, su cui all'Estragon annullai il mio corpo per divenire un tutt'uno con il suono, fino alla deflagrazione emotiva e crudelmente straziante della seconda parte del brano, il cui principio è contraddistinto dai versi “Dottore, ridammi euforia/ se nuoto nel fango è solo colpa mai” e successivamente “Vivi nell'aria/ Tu così fai”.
Nella folla, per altro infima, si muoveva un tamarro cui avrei volentieri calpestato i coglioni, reo di aver sfoggiato una maglietta la cui iconografia faceva intendere che io, essendo una donna, avrei dovuto fargli un pompino.
C'era poi il metallaro che se ne andò incazzato quando udì delle sonorità acustiche. Un genio, un mito, un'icona, Dio, la conferma ai miei più crudeli e truci pregiudizi. Alberto, il mio scheletrico omonimo, dava segni di cedimento. Fece per andarsene. Roberta rideva, idolatrata dai bimbi vogliosi. Luca, anch'egli mio omonimo, indossava una maglietta degli Spaceman 3.
Le bimbe isteriche (che occuparono la prima fila più o meno mentre io mi stavo mettendo le scarpe a Vicenza) chiamavano le loro amichette rimaste a casa (perchè i concerti sono pericolosi), innalzando in aria i loro pregevoli cellulari marchiati Vodafone, un lusso che noi merde beriche non possiamo permetterci.
Il delirio ovunque mi voltassi. Il mio reggiseno si sfracellò tra gli urti, abbandonandomi clamorosamente a metà concerto.
Eppure, in quell'inferno riuscimmo ad aprirci un varco, quando Alberto ci fece dono di circa trenta secondi di Julia, il noto brano beatlesiano, su cui versai invisibili lacrime amare, poiché il White Album è da sempre stabile nella top 5 dei miei dischi preferiti.
Ma l'apice del concerto si consumò nei circa due minuti di Creepy Smell, cover dei Melvins, su cui io e Baldra sfogammo la nostra frustrazione omicida, sentendoci per una volta legittimati e orgogliosi di aver dedicato interi anni della nostra vita ad un genere chiuso e fine a sé stesso come il grunge.
Non dimenticherò mai la soddisfazione e il senso di pace che provai quando, una sera, scoprimmo di aver entrambi riservato un posto nel nostro cervello ai Malfunkshun, ai Tad e gente simile. Ah! Che Momenti!

Quando i Verdena ci abbandonarono ne fui felice. Avrei voluto bearmi della loro presenza per altre dieci ore, ma eravamo tutti sfatti. Quand'ormai era troppo tardi, e i tecnici stavano smontando tutto ci fu ancora chi, tra il clan dei boari (ignoranti, probabilmente leghisti), chiedeva ancora. Fu allora che Baldra, le cui occhiaie toccano oramai terra, li denigrò con la sagacia di un giovane studente-lavoratore veneto frustrato e dall'immensa cultura musicale, dicendo: “Ma andate a lavorare!”.
L'intonazione era perfetta, in tutto e per tutto differente da quella dei vecchi bestemmiatori che vi intimano di tagliarvi i capelli e raggiungere i vostri 15 fratelli in miniera. C'era la disperazione, il tripudio dell'insonnia, la brama di un concerto degno andato invece a farsi fottere, grazie a loro.


* ci terrei a sottineare il mio amore incondizionato per un certo tipo di pogo ai concerti dei Verdena, come già scrissi in passato. Dipende tutto dal pubblico.


Guarda Non Perdere l'Acme, Eugenio live @ Estragon (quando il pogo era bello e mortale al punto giusto)

Guarda Ultranoia live @ New Age (quando c'ero anch'io ed era pieno di ciccettine isteriche)



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