00:42 - 2007-06-06 Pacci
Troppo stanca per dormire. E' oramai irrefrenabile il desiderio di scrivere. Continuano gli incubi che sono gią racconti cartacei nella mia testa. Un tema ritorna ogni volta. Il deus ex machina. Sono troppo stanca ma i pensieri non si disattivano. Odio scrivere in questo modo, ma mi č impossibile cambiare strada. Dopodomani ho un esame, ho passato troppe ore in biblioteca negli ultimi giorni. E' stato alientante. Non capisco pił nulla. Oggi mi tremavano le mani. Mi scopro intenta a guardare dove guardano le persone. Spesso sono culi e tette. Ho sognato di essere un uomo. Mi sparavano per vendetta ma io ero ancora vivo anche se perdevo un sacco di sangue da un fianco. Questo all'interno di uno scenario fatto di bambini e ragazzi deportati sotto gli occhi di tutti. Ero anche una bambina.
Prima ho alzato gli occhi verso il muro e ho visto due cose: una remota foto di Pacci e un suo disegno. Gli ho scritto, gli ho parlato poco dopo. Sono davvero triste per lui. Mi sembra che il Pacci sorridente e dolce che conoscevo io sia sparito. La crudezza del mondo ha estirpato la sua spontanea bellezza. La mia crudezza, il mio mancato rispetto della regole hanno fatto la loro parte. Penso a lui tutti i giorni. Quando gli ho scritto ho sbagliato. E' stato evidente. Ho confuso il significato delle parole. La mia grafia era indecifrabile. Ho perso la capacitą di trasmettere qualcosa che fosse vero. La retorica ha mangiato il mio cervello bacato. Ma non conosco altri mezzi per comunicare. Se lo chiamo finisco sempre per piangere e dire cose stupide. Non mi vengono le parole, mi faccio schifo. Continuo a pensare che non merito quello che ho, mentre lui dovrebbe essere gratificato in qualche modo perchč č una persona meravigliosa.
Poi rileggo quest'ultima frase e mi passano davanti agli occhi i miei quattordici, quindici e sedici anni. Mi rendo conto che si tratta di una progressione di eventi, ma non esiste la Provvidenza. I miei circoscritti momenti di felicitą non sono certo una ricompensa per le sofferenze passate e la terribile solitudine. Ho troppe cose in testa. Troppe cose. Vorrei solo che Pacci fosse felice, che tornasse a sorridere. E' vero che sono tutti stronzi, come dice lui da un po'. Siamo tutti stronzi. E' la natura. Prima o poi ci si manifesta per quello che si č abbandonando l'autocontrollo e la discrezione. E' vero Pacci: sono tutti stronzi con te, o quasi. Oggi stavo mangiando una mela nei pressi della biblioteca e ne ho avuto ulteriore prova. Mentre udivo il fluire degli eventi ho pensato proprio questo. Poi mi sei giunto alla mente tu e delle cose che mi hai detto in passato, che non centravano assolutamente niente e mi sono sentita spaventosamente vuota e triste, perchč tutto quello che avevamo non esiste pił. Tutti quei pensieri sono svaniti. Credo che non ne parlaremo mai pił.