Angolo di Margherita Ferrari, giovane berica scarsamente nota per il libro "Guide Pratiche per Adolescenti Introversi" e il defunto blog Underbreath.

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-25/05 Low @ New Age
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-22/06: Verdena @ Sherwood Festival (PD)
-30/06: Marlene Kuntz @ San Donà di Piave (VE)
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-03/07: Owen + The City on Film @ Sartea (due minuti a piedi da casa mia)
-06/07: Sonic Youth @ Ferrara sotto le Stelle
-14/07: Mudhoney @ Velvet, Rimini
-20/07: Tre Allegri Ragazzi Morti @ Sherwood Festival (PD)
-26/07: Comaneci @ Pera Rock (VI)
-24/08-26/08: Rock en Seine











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17:12 - 2007-04-02
Del come la becera gioventù del Totem rappresenta l'esatta antitesi di Alberto Ferrari.
N.B. Non dispongo più di internet. I miei prossimi post saranno pubblicati in differita. Questo risale trionfalmente alla notte tra l'1 e il 2 di aprile.

C’è un io che sanguina
Che sanguina

E credo di essere anormale
Bene non lo so
Mi vedi, devi, credi io ti userò.

Phantastica


1.Due giorni fa festeggiai in assoluta solitudine il diciottesimo compleanno di Pacci, che cronologicamente fu il secondo uomo chiave della mia vita.
Il suo passaggio alla cosiddetta maggiore età coincise con il raggiungimento da parte mia dei 19 anni e mezzo.
Mi è stato fatto notare che ora dovrei arrotondare a venti.

2.Mentre scrivo scoccano i nove mesi di una gravidanza non ancora portata a termine.

3.Tra cinque ore Baldra si alzerà dal letto, con occhiaie sempre più evidenti sul viso, e si dirigerà al magazzino delle Poste per cominciare il suo lavoro da novantista.

o

Sabato ci recammo in quel di Bologna per godere una seconda volta dei Verdena dal vivo.
Il concerto fu ben più soddisfacente di quello di qualche tempo fa al New Age, quando ci trovammo circondati da bimbe urlanti ed isteriche.
Ringrazio il cielo, perché so di avere gusti estetici alquanto campati in aria, ma nonostante questo non ho mai desiderato vivere un’avventura romantica con Alberto Ferrari, a differenza di un numero a mio avviso spropositato di ciccine pseudoalternative.
Egli pare uscito da un campo di concentramento, i suoi testi sono dichiaratamente privi di senso e con ogni probabilità il primo singolo (quello che avrebbe dovuto essere l’ep pre uscita dell’album) sarà “Muori Delay”.
Tutto ciò non può che renderlo ancor più affascinante agli occhi di una giovinetta bramosa di idoli, così come ricordo di essere stata io quando nel remoto anno 2000 acquistai il primo album dei Verdena e lo adorai incondizionatamente, poiché ero una bimba nirvanica e asociale.
Ma per qualche ragione, ricordo di non aver mai elevato la creatura scheletrica a qualcosa di anche solo vagamente paragonabile ad un uomo sexy.
Alberto Ferrari, omonimo di mio zio, è ai miei occhi l’esatta antitesi della gioventù acefala che brucia il proprio tempo nelle discoteche dell’area berica.
Un giorno spero di trovare il tempo necessario per rapire un preciso numero di individui e trascinarli poi ad un concerto dei Verdena, dove forse, guardando i volti di alcune persone tra il pubblico delle prime file, capiranno cosa vuol dire trarre giovamento dal nulla.
Vedere quei tre esseri umani all’Estragon ha devastato il mio corpo e risollevato il mio spirito come non accadeva da tempo.
Non credo che questo possa in qualche modo essere paragonabile a ciò che accade ogni sabato sera nel più deprecabile luogo di perdizione berica, noto come Totem.
Le dinamiche sono in parte le stesse, poiché da entrambe le parti troviamo gente assordata e semovente, circondata da quello che sostanzialmente è il buio.
Sarà forse a causa dei miei naturali pregiudizi nei confronti di chi riesce a divertirsi ogni sabato facendo la stessa identica cosa, ma quando l’anno scorso mi recai al Totem per studiarne i contenuti, per poco non piansi.
I più mi chiamerebbero sfigata, io preferisco definirmi diversamente abile.
Oramai le critiche sono parte integrante di ogni mia giornata, dunque è necessario insultarmi molto pesantemente per suscitare in me una qualche reazione.
Trovo però profondamente ingiusto il sistema che da mesi vige in quel di Vicenza, ove ogni tentativo di proporre alla gente del Totem qualcosa di diverso dal Totem stesso sfocia inevitabilmente in crudi giudizi sulla gente come me, ovvero coloro che hanno visto buona parte dei propri amici inghiottiti da un mostro.
Odio il Totem perché si è mangiato persone in grado di ragionare e le ha ridotte a subumani.
Questo naturalmente vale per una percentuale che spero bassa dei frequentatori di quel luogo, ma per me basta e avanza.
Quando misi piede per la prima volta al Totem decisi di non ubriacarmi e mi limitai a guardare gli altri. Avevo smesso da poco di fumare, altrimenti con ogni probabilità sarei rimasta fuori al freddo per un motivo valido. Riconobbi molta gente della mia classe, frequentatori del Capanno, volti noti del centro, perché da sempre incastonati nella pavimentazione di corso Palladio.
Le persone con cui mi ero recata lì smisero ben presto di badarmi.
Me ne andai quando Bolo e Lain mi chiesero un passaggio a casa.
Quando tentai di esprimere le mie perplessità su quel posto deprecabile, i due giovani mi fecero presente che avrei dovuto bere fino alla morte, poiché quello è il modo con cui si affronta tradizionalmente il Totem.
Dopo quella serata vidi molti miei concittadini in modo diverso, e provai pena per le mie compagne di classe Miss Ballo delle Debuttanti e Tutti Dieci, che il lunedì mattina giungevano a scuola vantandosi di aver passato il sabato proprio lì, insieme a gente di estrazione sociale ben più elevata di loro, o più semplicemente con qualcuno che ogni tanto riesce anche a scopare.
Sono loro due le donne che hanno reso impossibili i miei ultimi due anni alle superiori.
E sono sempre loro le donne che vorrei trascinare con la forza nel pogo di un concerto dei Verdena.
Le lascerei lì, a subire due ore di gomitate, con i piedi schiacciati, sudore altrui in bocca e i vestiti incollati alla pelle.
Vorrei che per una volta riuscissero a mettere da parte la loro stantia ideologia cattolica da ventenni che non sono ancora riuscite a farsi insidiare da una parvenza di uomo e vedessero ciò che io, il loro nemico, trovo davvero sublime.
So che non lo faranno mai di spontanea volontà, perché non hanno idea di cosa sia la genuina curiosità, dunque senza un mio intervento criminoso resteranno per sempre delle bimbe ignare di una parte rilevante della loro generazione.
Odio la gente che svuota le mie passioni di ogni significato senza aver mai letto un buon libro o visto anche un solo concerto.
Io ho buttato via il mio tempo per capire ciò che loro trovano bello e divertente, nella speranza di aprire poi un dialogo.
L’anno scorso mi sono addirittura fatta una lampada per sentire sulla mia pelle cosa significasse quella parola.
Ma nessuna di quelle persone che io ora mi sento in diritto di chiamare acefale ha mai scelto di venire con me a vedere un solo concerto, un solo film degno di nota, per una disperata necessità di capire cosa c’è fuori dal proprio mondo malato.
Io so di essere una che si è ammalata di solitudine grazie al vuoto che una città come Vicenza è riuscita a generare. Lo riconosco, me ne rammarico e so che non c’è salvezza al di fuori della fuga.
Nel dolore fisico che sabato ho provato nel pogo sono riuscita a dimenticare me stessa, fatta eccezione per la mia mano che cercava costantemente qualche pezzo del corpo di Baldra, e ho urlato quelle strofe dichiaratamente prive di senso come se avessero davvero significato qualcosa per me.
Possibile che agli occhi di un Totem-addicted questo possa sembrare più barbaro di un’orda di gente ubriaca che balla in un oceano di nulla (musicale, archettettonico, mentale)?
Possibile che molte di quelle persone trovino invece gradevole e genuino un pogo molto più light ad un concerto di qualche gruppo psuedopunk da due soldi?
Che ne è delle vere passioni, della parola, della nausea?
Verso lacrime amare su di loro e mi consolo con la certezza di aver trovato in Baldra molte risposte alle mie suppliche.
Lo interrogo spesso sul suo passato e ogni volta individuo nuovi frammenti di un mosaico che è un’adolescenza pervasa dal disgusto.
Baldra è stato al Totem in veste discotecara due volte in tutta la sua vita.
In base alla mia interpretazione, una di queste serate è da segnalare tra gli elementi chiave che hanno poi portato al suo sverginamento, ovvero quello che in teoria dovrebbe essere un momento di svolta nella vita di ogni persona.
All’inizio mi turbava giacere con lui sul mio letto, sapendo una cosa simile.
Poi ho ripensato alle circostanze delle mie prime esperienze di quel genere e ho concluso che per un minimo di calore umano spesso ho fatto cose ben peggiori.
Ero ubriaca quando ho baciato per la prima volta qualcuno, ed è stato così per un imprecisato di volte. Ero nuovamente ubriaca quando ho perso la verginità.
Ero ubriaca di stupore quando capii che di lì a poco avrei baciato per la prima volta Pacci, che era venuto a trovarmi con una copia di Let it Bleed perché quel giorno ero triste.
Ero fumata quando baciai un altro poche ore prima di fare per la prima volta l’amore con lui.
Ero accecata dalla disperazione per la nostra imminente rottura quando mi ritrovai a Bologna ad un concerto dei Pearl Jam e abbracciai Baldra posandogli un bacio sulla guancia mentre Vedder cantava “Black”.
Ero così dispiaciuta all’idea di non poter giungere a questo venerdì con Pacci, di poter festeggiare con lui il suo diciottesimo compleanno.
Quella sera l’ho incontrato casualmente alla Zanza, anche se siamo stati per tutto il tempo a due tavoli diversi. Quando se n’è andato gli ho fatto di nuovo gli auguri baciandolo sulle guance e gli ho sorriso in un modo che deve essergli parso strano, perché stavo cercando di apparire allegra anche se in realtà mi sentivo uno schifo.
Mi ha chiesto se per caso ero un po’ sbrillina.
La sera in cui avremmo fatto due anni di vicenda sentimentale eravamo a Treviso per vedere i Verdena.
Baldra, Pacci, Eva (attuale mulier di Pacci) ed io.
L’ho scoperto solo ora, consultando a ritroso l’agenda del telefono.
Dopo che è uscito “Requiem” l’ho caricato nell’iPod e gli ho prestato il cd.
Quando ci siamo trovati al concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti, assurdamente organizzato al Totem, dove l’acustica è orribile, mi ha detto di averne ascoltato solo una parte.
Baldra ed io invece l’abbiamo consumato ed ora è in loop nelle nostre teste.
Ci abbiamo visto entrambi il seguito perfetto a tre album che amiamo allo stesso modo, per motivi anagrafici, contenutistici e sentimentali.
Baldra ha visto per la prima volta i Verdena dal vivo quando uscì l’album omonimo, a Parco Querini. Io avevo tredici anni e li scoprii qualche settimana dopo.
Durante gli anni che hanno separato l’uscita del loro primo disco dalla nostra prima vera conversazione ho sempre cercato una persona come lui, per parlare.
Lui dice di aver cercato una come me.
E qui il circolo si chiude.


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