Angolo di Margherita Ferrari, giovane berica scarsamente nota per il libro "Guide Pratiche per Adolescenti Introversi" e il defunto blog Underbreath.

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01:38 - 2007-01-08
Catarsi notturna con plurime variazioni di tempo verbale.
La notizia del giorno è che Pacci è stato così cortese da richiedere un rendez-vous con la sottoscritta per un formale annuncio di Nuova Relazione Sentimentale all’Attivo.
Quella che doveva essere una fugace telefonata si è tramutata in un attentato alla mia salute mentale, già sufficientemente instabile.
La nuova ciccia di Pacci si chiama Eva, è nata nel 1989. Ama molto i Verdena ed abita in culo al mondo (od in tanta mona).
Questo è ciò che so di lei.

Pacci rivendica il diritto di fare ciò che vuole con il suo stesso medesimo deretano (N.B. per chi non lo sapesse, io posseggo il suo culo con tanto di certificazione scritta). Io mi oppongo strenuamente e con un minimo d’abilità retorica riesco a deviare il discorso su questioni più importanti, pronunciando domande come:
-“Ma la ciccina cosa ne pensa della tua nuova passione per il militarismo?”

La verità è che la ciccia, per quanto possa essere la donna più illuminata, affascinante e sublime di questo mondo, non potrà mai prendersi cura della sanità mentale del nostro beneamato giovine dalle flessuose terga. Lo molesterà di certo, anzi, probabilmente lo renderà in qualche modo molto più felice di me, perché io sono stronza, dedita alle seghe mentali e figlia di una dipendente del Ministero delle Finanze.
Temo il giorno in cui Pacci radicalizzerà le sue prese di posizione basate sul buon senso, sulle sue inimmaginabili lacune di storia contemporanea e sull’illusione di poter restare il goliardico terrone che tutti noi amiamo.

Non vedo l’ora di poter stringere la mano alla nuova ciccia di Pacci, di conoscerla, di sapere di che morte morirò.
La mia impressione è quella di trasmettere negatività un po’ ovunque; fatto che in effetti porta acqua al mulino materno, che da sempre risuona di altisonanti allusioni critiche allo stato disperato in cui riversa il mio karma.
Il fatto è che voglio ancora un’infinità di bene alla bestia di cui vi narro e temo l’eventualità di una qualche forma di rimbecillimento. So che esso rischia di essere generato dalla mancanza di input destrutturanti.

-“Ciao Pacci. So che un giorno leggerai questa cosa, sempre che tu non venga totalmente assorbito dalla passione per un corpo nuovo da esplorare, cosa che ti auguro con tutto il cuore. Ti ricordo che tu sei un significativo frammento del mio vivere quotidiano, dunque posso renderti personaggio come credo. Me ne frego delle implicazioni morali, della tua nuova ciccia (che comunque non vedo l’ora di incontrare) e di tutto il resto. Conosci le ragioni della mia frustrazione.”


Per il resto posso dirmi schiacciata dalla mole di ciarpame che devo preparare per i cinque esami che mi attendono nel prossimo mese.
La mancanza di stimoli berici è tale da indurmi subdolamente una nuova passione per la mia dimora.
Stanotte ho dormito sul divanoletto del salotto con Baldra e la gatta Cipolla.
Nel pomeriggio avremmo dovuto recarci in biblioteca a studiare, ma dato gli orari sono stati cambiati, ci siamo ritrovati a casa sua, mossi da spirito volenteroso e da una certa quantità di panico. Nonostante tutto ciò sono stata comunque assalita da una sincera sonnolenza, che mi ha condotta verso il suo letto. Il suo letto ha poi condotto al peccato, perché nonostante il nostro ardente desiderio di dedicarci allo studio matto e disperatissimo, erano ere geologiche che non ci ritrovavamo accasciati su una superficie similmente comoda, nulla a che vedere con i nostri mezzi di locomozione, seppur resi meno spigolosi dallo slancio passionale o dall’ammorbamento alcolico.

Dedicammo poi il sabato sera ad una cena prolungata e divisa in tre fasi, consumatasi nella mia cucina, vale a dire a circa due metri dai miei parentes.
Dopo aver realizzato che, escludendo a priori cose come andare al Totem, ogni presunta uscita nel mondo sarebbe stata totalmente inutile, anche perché ci eravamo già smezzati una bottiglia di vino (e questo rendeva priva di senso ogni ricerca di pregevoli alcolici non disponibili in casa), proposi di farci una maschera facciale.
Apparentemente potrebbe sembrare un atto derivante da una mia passione sfrenata per la cura del corpo. In realtà fu un sommarsi di disperazione e frustrazione.
Fu così che finii chiusa nel mio microscopico bagno con Baldra. Gli misi un grazioso cerchietto per limitare i movimenti della sua chioma bionda, gli sistemai le sopracciglia, lo ricoprii di unguenti e notai che il suo pallore è così spettrale da permettere ai succhiotti di scarsa intensità di prendere posto anche sugli zigomi.
Successivamente ci beammo della nostra morbidezza facciale.
Verso l’una e mezza ci installammo in salotto. L’evidente sonnolenza del ventunenne ex promoter Wind gli impedì di ipotizzare un ritorno a casa, visti i precedenti.
Fu così che preparai il divanoletto. Mentre lui dormiva io guardai l’ultima mezz’ora di Dirty Dancing 2, pellicola dal sapore multirazziale che probabilmente un giorno mi spingerà all’omicidio di massa. Ad essa alternai la visione di un programma molto istruttivo sulla chirurgia plastica, essendomi appassionata alla triste vicenda di un ragazza piatta tanto desiderosa di emulare le mie misure, che tanto disprezzo.

Domani sarà una lunga giornata di studio, durante la quale avrò anche il rendez-vous sopraccitato con Pacci e presumibilmente impazzirò, in quanto esso sarà la mia unica pausa di rilassamento mentale da mezzogiorno all’ora dello spritz, se non oltre.
Sfogherò dunque il desiderio di fuga sul corpo martoriato di Baldra, tirandogli calci sotto il tavolo ed imbrattando con scritte oscene i suoi appunti di chimica.

Buonanotte ai miei fedeli lettori.
Siete il mio conforto.



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