Angolo di Margherita Ferrari, giovane berica scarsamente nota per il libro "Guide Pratiche per Adolescenti Introversi" e il defunto blog Underbreath.

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-25/05 Low @ New Age
-28/05 Slint @ Estragon
-30/05 Shellac of North America @ Interzona
-22/06: Verdena @ Sherwood Festival (PD)
-30/06: Marlene Kuntz @ San Donà di Piave (VE)
-01/07: Echo & the Bunnymen + Kaiser Chiefs @ Pordenone
-03/07: Owen + The City on Film @ Sartea (due minuti a piedi da casa mia)
-06/07: Sonic Youth @ Ferrara sotto le Stelle
-14/07: Mudhoney @ Velvet, Rimini
-20/07: Tre Allegri Ragazzi Morti @ Sherwood Festival (PD)
-26/07: Comaneci @ Pera Rock (VI)
-24/08-26/08: Rock en Seine











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19:43 - 2006-12-04
Miss Violetta Beauregarde @ Zion Club / Muse @ Palamalaguti
Torno con disperazione a soffermarmi sull’immagine, ancora nitida nella mia mente, del giorno il cui persi il senso dell’orientamento.
Avevo guadagnato il diritto di guidare in solitudo da qualcosa come cinque ore, indi per cui l’euforia mi trafiggeva le vene.
Mi persi tra i sensi unici del quartiere in cui vive Pacci, nonostante lo avessi visitato in precedenza svariate decine di volte.

Nel recarmi in quel di Conegliano, per rendere grazie a Miss Violetta Beauregarde, presso lo Zion Club, vagai per una zona industriale inverosimilmente frammentata per una durata temporale che parve infinita, nonostante conoscessi già il locale.
Il neo-ventunenne Baldra, reduce da una gloriosa giornata di lavoro come promoter Wind, pareva sulla via dell’implosione. L’evidente frustrazione e la nauseabonda mancanza di indicazioni lo portarono sulla linea di confine tra la personalità #1, nota a tutti come Dell’Angelico Baldra, e la personalità #2, che talvolta lo porta ad estrinsecare le sue radici venete per mezzo di sonore bestemmie.
Nonostante tutto ciò, verso mezzanotte, giungemmo a destinazione.
Per festeggiare brindammo con l’usuale Recioto precedentemente trafugato.

Nei bagni dello Zion ebbi il mio primo incontro con Miss Violetta Beauregarde, ovvero la vidi e pensai: “Oh, è lei!”.
Il locale era popolato prevalentemente da feccia, ovvero maniaci, sfigati con velleità indie (abbigliati più o meno come lo psicotico dei Maximo Park) e malati di mente.
Il karaoke di venticinque minuti di Violetta fu alquanto deprimente e si concluse con un’avvisaglia di rissa. Poco dopo il principio dell’esibizione io e Baldra ci guardammo con aria eloquente.
La nostra convergenza mentale difatti ci permette molto frequentemente di identificare i pensieri reciproci con sorprendente immediatezza, in particolar modo se ci si muove in contesti musicali o di demenza umana.
Fatto sta che capimmo di essere finiti nel posto sbagliato.
Baldra si addormentò ben presto contro un muro, mentre io non potevo fare a meno di schifare alcuni figuri presenti nel pubblico.
C’è inoltre da dire che ci eravamo dedicati al pellegrinaggio verso lo Zion già in occasione del concerto dei Super Elastic Bubble Plastic. In quell’occasione, con i nostri due giovani corpi, rappresentammo la totalità del pubblico realmente interessato all’evento.
Fu dunque tristissimo notare le decine di persone accorse per Violetta Beauregarde, soprattutto perché molte di loro erano solo perversi amatori della nudità femminile.
L’esibizione della giovane donna fu dunque abbastanza deludente, ma nonostante tutto acquistai il suo nuovo LP, che dopo plurimi ascolti si sta rivelando niente male.

Al ritorno sbagliai nuovamente strada.
Fortunatamente mi ritrovai per magia dalle parti di un paesello noto come Castelcucco, che conosco fin dalla più tenera infanzia. Fu così che passai davanti alla dimora dei miei nonni e mi ricongiunsi all’usuale via che collega Vicenza a Crespano del Grappa.
A svariate decine di chilometri da casa la subaru merda ci deliziò con uno dei suoi noti numeri e procedette a scatti per un bel pezzo.
Straordinario fu il momento in cui mi scoprii intenta a schiacciare completamente l’acceleratore, mentre la macchina rimaneva stabile ai novanta.
Fui assalita dal panico varie volte e nel momento più drammatico mi costrinsi a far riposare subaru merda presso un distributore. Non essendo dell’umore giusto per sprecare inutilmente tempo, si decise con un’altra eloquente occhiata di occupare la pausa con una scopata furtiva, nonostante la ben nota scomodità del mezzo.
Aggravai ulteriormente le condizioni delle mie ginocchia, su cui troneggiano oramai da tempo infinito due splendidi ematomi, le cui dimensioni variano di giorno in giorno.
Ad ogni modo la pausa non migliorò le condizioni della subaru merda, che perseverò con i suoi scherzetti fino a Vicetia.

Questo sabato invece ci fu la ben nota manifestazione contro il Dal Molin, di cui certo avrete sentito parlare. La città fu invasa da manifestanti provenienti da tutta Italia.
Verso le otto Baldra capitò a casa mia, dove abbandonò le spoglie di promoter Wind ed indossò quelle dell’isterico morto di fame. Raggiungemmo Bologna con una rapidità inaudita e mettemmo piedi all’interno del PalaMalaguti proprio nell’istante in cui i deprecabili Muse cominciarono a suonare.
Il pubblico era composto prevalentemente da:
- Bocia e gente più o meno attempata che conosceva solo qualche singolo o l’ultimo album
- giovinette che probabilmente hanno da poco scoperto la gioia del darsi piacere e ora lo fanno di continuo pensando al prestante e svenduto Matt Bellamy.
- Pseudo alternativi vestiti e pettinati di tutto punto, probabilmente nel tentativo di emulare lo stile del suddetto Bellamy, che comunque per l’occasione indossava una sgargiante tuta rossa.
I Muse furono molto deludenti.
La scaletta era composta quasi esclusivamente da pezzi degli ultimi due album, che a mio avviso sono merda (Black Holes and Revelations) e ciarpame (Absolution).
I pochi pezzi proposti datati precedentemente mi donarono un minimo di gioia, anche se spesso e volentieri notai che chi poco prima stava cantando a squarciagola le più recenti merdate, se ne stava a quel punto zitto e fermo.
Verso la fine del concerto, sfruttando del vuoto siderale generato dai movimento sinuosi del pogo, riuscimmo a giungere molto vicino al palco.
Come poi scoprimmo, entrambi stavamo sperando in una chiusura gloriosa, magari “Unintended”.
Ma eravamo solo dei poveri illusi. Il concerto finì trionfalmente da schifo.
C'è inoltre da dire che, dato che ebbi l'immensa fortuna di vedere dal vivo i muse già durante il tour di "Origin of Symmetry", quand'ancora non si erano irrimediabilmente sputtanati, a Bologna li trovai mosci e fastidiosamente incatenati al suono prefabbricato degli album.
Nel tornare alla macchina (che per l'occasione era la corsa di Baldra), ci lamentammo come due vecchie zitelle e rivangammo nella passata euforia che seguì la recente esibizione dei nostri feticci di gioventù* proprio al palamalaguti.

Prima di partire passammo un’ora scarsa nel campo dove avevamo parcheggiato ad aspettare che il traffico defluisse.
Nonostante questo finimmo comunque a marcire nella calca automobilistica.
Date le pessime condizioni di Baldra e l’eccesso di alcol che aveva in corpo (questa volta dovuto ad un eccellente Bonarda), guidai io.
Questo mi permise di ascoltare in loop “Il suicidio del samurai” dei Verdena, che a tratti odiai furiosamente. Baldra dormì come un sasso mentre io masticavo meccanicamente una gomma priva di gusto, nel tentativo di non addormentarmi. Al confine tra Veneto ed Emilia Romagna avevo già perso sensibilità a mezza faccia e lì ebbe inizio la ventata di paranoie e momenti di panico, che comunque mi permisero di non assopirmi.
Raggiunsi il culmine della disperazione solistica quando svegliai bruscamente Baldra per chiedergli un’indicazione stradale del tutto ovvia, ma che in quel momento mi causava dubbi amletici.
Una volta giunta davanti a casa crollai in uno stato di dormiveglia e lasciai il collega alla guida, oramai ridestato dal sonno e pronto a svegliarsi presto per andare nuovamente ad indossare i panni del promoter Wind, compagnia telefonica snobbata da buona parte della popolazione berica.


* i Pearl Jam


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