13:38 - 2006-11-06 L'avvento del gelo che mi puntella il cranio (nonché: dei tentativi di Pacci di scoparsi una fan dei Children of Bodom)
Mi fanno ridere i tentavi minuziosamente studiati di Pacci di scoparsi questa tipa insulsa che non merita nome. Senza una precisa ragione, si trovò infognato in questa sfida a sé stesso e mi sconvolse non poco quando durante la recente Notte Bianca Berica ruotai la testa verso il marmo palladiano e vidi questa stessa tipa insulsa che lo assaliva e tentava di rubargli l’anima attraverso la gola. Fu uno sgretolarsi cardiaco che percepii chiaramente dentro di me. Ma nonostante questo continuai a sorridere alle persone –ignote- con cui stavo parlando. A distanza di qualche giorno mi fu illustrato dallo stesso Pacci il suo piano di conquista e premeditato abbandono. Sfortunatamente per lui la tipa si rivelò sempre più deleteria e vacua. Arrivò ad essere parificata ad un rifiuto umano quando, nel notare una meravigliosa maglietta di Iggy Pop che Pacci indossa spesso, ella disse: “Oh! Einstein!” E’ difatti noto a tutti che la senza-nome in questione non ha gusti musicali particolarmente elevati. Pacci stesso la evita nei luoghi più affollati, confidando agli intimi: “Mi vergogno.”
Tutto ciò dovrebbe farmi dubitare fortemente della sua integrità morale, invece non faccio altro che riderci sopra. Al di là di questo episodio – che ho deciso di raccontarvi, O Lettori, per suscitare sdegno od in alternativa scarsa allegrezza- tutto ciò che accade pare quanto mai deprecabile, per lo meno agli occhi di chi non è me. Al momento mi sto dedicando allo studio della sociologia e della storia delle dottrine politiche. Tutto ciò non mi dà particolare gioia, perché persevero nell’affermare che tutto fa schifo rispetto alla letteratura francese, cioè la cosa più bella in cui mi sia mai imbattuta. Nonostante queste alcune cosette, so per certo che persevererò a Scienze Politiche, perché l’opinione comune è che gli esami del secondo anno siano molto più stimolanti.
Quando mollai silenziosamente Pacci e mi sentii una merda nello scorgere i suoi occhi lucidi, tutto prese una piega inaspettata. Mi sento costantemente ribollire lo stomaco e mi avvicino sempre di più alla conclusione che l’unica cura possibile dovrebbe essero lo scrivere un non-so-cosa che con ogni probabilità potrebbe distruggere la mia intera vita sociale/pseudo sentimentale. O in alternativa potrei andare in Irlanda, con i soldi che non ho. Per sedare questa mia feroce esigenza ho ripreso ad ascoltare compulsivamente i Pogues, in particolar modo il terzo album, che come pochi sfregiò la mia giovinezza. Da piccola ero solita guardare con Pater un vhs particolarmente consunto contenente un concerto dei Pogues svoltosi la notte di San Patrizio di quello che credo fosse il 1988. I denti marci di Shane MacGowan entrarono così prepotentemente nella mia vita. Oggi mi sento segregata in questo corpo. Ma non furono attacchi di fervore religioso o di desiderio d’assoluto che ieri sera mi spinsero a rasarmi i capelli, suscitando lo schifo dei parentes. Pater in particolare disse: “Sembri Giovanna d’Arco”. Di certo si trattò di un complimento, ma illo tempore il Guru mi illustrò la Giovanna smithsiana, che per me fu maestra di stile. Le prime avvisaglie della mia brama di ridurre drasticamente la mia folta chioma furono accolte da Baldra con sconcerto. Egli era oramai certo di potermi finalmente sfoggiare in tenuta femminile, mentre ora sono solo un marine con una borsa pelosa fucsia. Nel vedermi rise. Le nostre discussioni si fanno di giorno in giorno più complesse e talvolta, ripensandoci, assurde. Il fatto è che non ne verremo mai fuori, perché in questo momento mi sento così iperattiva e priva di buoni propositi che mai e poi mai potrei pensare di mettermi con qualcuno. Sto cercando scrupolosamente di non ubriacarmi per evitare il ripertersi di alcune recenti figure di merda, dovute al mio tentativo di demolire alcuni residuati di supremazia maschile. Tutto è inutile. Da me ci si aspetta sempre un certo contegno.